Daphne Grieco

daphne.grieco@unina.it

PhD in: TESTI, TRADIZIONI E CULTURE DEL LIBRO. STUDI ITALIANI E ROMANZI
Ciclo: XXXV - Titolo progetto: «Petrarchini» prima del Petrarchino: la tradizione manoscritta quattrocentesca del Canzoniere da mano


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Abstract

ITA

«Petrarchini» prima del Petrarchino: la tradizione manoscritta quattrocentesca del Canzoniere da mano

Il progetto mira a focalizzare l’attenzione su una parte della tradizione manoscritta quattrocentesca del Canzoniere di Petrarca, certamente vasta ma poco studiata, grazie ad una selezione dei testimoni condotta seguendo il rigoroso criterio codicologico delle dimensioni o, per meglio dire, della «taglia».
Le ragioni di questa scelta sono legate alle caratteristiche innovative della fortunata edizione manuziana dei Rerum vulgarium fragmenta datata 1501 – in particolare l’inedito formato in-8 °– che hanno contribuito a diffondere l’opera presso un pubblico più vasto: in pochissimo tempo infatti il «petrarchino» divenne un vero e proprio oggetto di status, al punto da essere molto diffuso nei ritratti cinquecenteschi di donne benestanti e di cultura, come quelle dipinte da artisti del calibro di Lorenzo Lotto o Andrea Sartori. Studi recenti attribuiscono la nascita di questo modello librario da mano e dal contenuto umanistico all’influenza che i manoscritti del padovano Bartolomeo Sanvito potrebbero aver avuto su Aldo Manuzio: specializzato nella copia di libri d’ore, egli è considerato il primo ad averne adottato le dimensioni ridotte anche per la copia di testi classici. Tuttavia, come dimostrato da una ricerca catalografica condotta per l’occasione grazie alla quale sono stati individuati 60 manoscritti di taglia piccola risalenti a tutto il XV secolo (cioè con un semiperimetro inferiore a 320 mm), questo modello era già usato per la copia del capolavoro petrarchesco prima di Manuzio e probabilmente di Sanvito.
Tenuto conto di come le nostre conoscenze sulla tradizione dei Rerum Vulgarium fragmenta siano in generale piuttosto ridotte, non solo in relazione alle caratteristiche dei testimoni o ai loro ambienti di diffusione, ma anche nei confronti del loro stesso numero, lo scopo di questa indagine è di gettar luce sul processo che trasformò la forma-libro del Canzoniere dall’autografo Vat. Lat. 3195 a Le cose volgari di messer Francesco Petrarcha di Aldo Manuzio in una prospettiva codicologica e paleografica, verificando l’esistenza di eventuali punti di contatto tra i manoscritti – riguardanti ad esempio la mise en page, la scrittura, la decorazione – e la loro possibile influenza sulla produzione a stampa.
Una parte dell’indagine sarà rivolta alla composizione del pubblico di lettori, alle sue esigenze e a quanto queste abbiano inciso sulla formazione stessa del modello; un’attenzione particolare sarà riservata al pubblico femminile, destinatario tradizionale di libretti di piccole dimensioni (quali i libri di preghiera comunemente diffusi in ambito muliebre e non a caso chiamati «libricini da donna»), considerando anche che, come detto, nel corso del XVI secolo alcune di esse vollero farsi rappresentare con un «petrarchino» mentre altre iniziarono a comporre versi dal gusto petrarchesco.
Un tale approccio interdisciplinare, così come la descrizione approfondita del corpus selezionato, potrà forse apportare qualche beneficio sia agli studi petrarcheschi che, più in generale, alla storia intellettuale europea a cavallo tra medioevo e prima età moderna.

 

ENG

«Petrarchini» before the Petrarchino: the fifteenth-century manuscript tradition of the hand-held Canzoniere

This project aims to focus attention on a part of the fifteenth-century manuscript tradition of Petrarch’s Canzoniere, at the same time extremely vast and little studied, thanks to a selection of witnesses conducted starting from the rigorous codicological criterion of dimensions or, better said, of «taglia».
The reasons behind this choice are bond to the innovative features of the successful Aldo Manuzio’s edition of the Rerum vulgarium fragmenta dating back to 1501 – in particular the in-8° format, which allowed the book to fit perfectly the hand for an easiest and personal reading – that have been contributing to spread the release to a broader audience: in a very short time the «petrarchino» became a widely common status symbol object in Cinquecento’s portraits of wealthy and educated ladies, like those painted by well-known artists such as Lorenzo Lotto or Andrea Sartori. Recent studies ascribe the birth of this pocket book model with profane content to the influence that manuscripts of the paduan scribe Bartolomeo Sanvito may have had on Manuzio: specialised in copying books of hours, the former is regarded as the first to have adopted their traditionally reduced dimensions also for classical texts. Neverthless, as shown by an intial catalographic search indivuating 60 small-sized manuscripts from the fifteenth-century (that is with a semiperimeter of less than 320 mm), this model was already used for the copy of Petrarch’s masterpiece before Manuzio and probably even before Sanvito.
Taken into account how our knowledge about the manuscript tradition of the Rerum Vulgarium fragmenta is generally rather small, not only according to the characteristics of the witnesses or their diffusion environments, but also in relation to their own number, the aim of this investigation is to enlighten the process that transformed the Canzoniere from Petrarch’s autograph Vat. Lat. 3195 to Manuzio’s Le cose volgari di messer Francesco Petrarcha in a codicological and paleographical perspective, verifying the existence of contact points among the witnesses – concerning layout, writing, decoration – and their possible influence on print production.
Furthermore, a special attention will be payed to the composition of the reading public, considering its needs and how much it might have affected the formation of the model itself. In addition, a specific space has to be reserved to the female audience, since small-sized prayer books were very common among women in late middle ages (to the point that they were usually named «libricini da donna») and, as said, during XVI century women are often represented with a «petrarchino» while some of them started to write petrach-style poems.
The marked interdisciplinary approach, as well as the in-depth description of the selected corpus, could enhance Petrarchan studies and, more generally, European intellectual history at the turn of the middle ages and early modern age.